
Sapevate che internet si scrive in corsivo? Così come web e business.
Questo mese ho seguito le prime lezioni del Labis, il laboratorio di italiano scritto che l’Università di Catania organizza ogni anno. I partecipanti sono studenti volenterosi e desiderosi di apprendere tutti i segreti della scrittura nella lingua di Dante!
Forse per un eccesso di zelo, ci stanno insegnando anche a scrivere come al tempo di Dante. Ad esempio insistono tanto con l’uso del corsivo per scrivere parole straniere. La regola riguarda anche parole come email, shopping, ecc. Secondo il docente <<il web non è mica tanto diffuso! Le uniche parole straniere che non scrivo in corsivo sono bar e sport>>, che ormai fanno parte della nostra lingua.
Se poi usiamo la parola “rete” al posto di internet, le virgolette sono obbligatorie, in quanto le attribuiamo un senso nuovo, differente da quelli consueti (la rete da pesca, la rete televisiva, ecc.).
Perciò se volete lavorare nel mondo dei media (termine latino che si pronuncia come si legge), dell’economia o della tecnologia, fate prima a scrivere direttamente in inglese. Sembra che l’italiano sia impermeabile al malefico influsso linguistico del progresso!!
<<Ma non si tratta di un inutile conservatorismo formale che ostacola la comunicazione?>> chiedo impertinente al Prof. che risponde: <<Assolutamente no! Rispettare la forma facilita la comunicazione>>. Sono d’accordo su questo, ma a che serve la formalità estremista di scrivere internet anzichè internet? Personalmente non leggerei volentieri un testo dove web è in corsivo, anzi, mi starebbe antipatico l’autore che non ritiene sia una parola di uso comune.
E che dire delle <<4 W>> dell’informazione? Quando abbiamo chiesto al professore se non fossero in realtà 5, le famose 5 W, ci ha risposto simpaticamente: << Se ce ne scordiamo una non è poi così grave!>>.
Questa lezione di anti-comunicazione si è data e si darà a studenti di scienze della comunicazione. Non sarebbe il caso di lasciare che certi docenti si impolverino fuori dalle università? Non mi va di frequentare un corso di italiano scritto e trovarmi a spiegare al docente come funziona un blog.



Sto seguendo il corso di “comunicazione e produzione testuale” e il corsivo viene indicato per l’uso di parole e modi di dire in lingua straniera a eccezione di quelle ormai acquisite dall’uso comune. Il mio docente menziona per “uso comune” le parole computer e leader.
Ma io vorrei sapere: chi decide quali sono queste parole comuni? e qual’è il significato di “comune”? mi sembra tutto troppo astratto.
M’invento io una definizione: le parole originarie straniere presenti nel vocabolario italiano sono entrate nel nostro lessico attraverso mutamento per annessione (meccanismo esogeno), e quanto tali devono essere considerate italiane al 100%, onde per cui il corsivo su internet, shopping, mail… non lo metto.
bravo paolo che inserisce le citazioni tra doppie virgolette basse
ps. esame venerdi prossimo!
ps2. potrebbe essere utile partecipare al seminario ferpi a Roma del prossimo febbraio http://uniferpi.wordpress.com/2008/01/05/scrivi-come-parli/
Bravo Paolo continua così,ti appoggio su tutto!
Dove l’hanno trovato? Per fortuna non sono tutti così gli insegnanti del Labis. Io mi sto trovando bene.
Ma tu in che classe sei? Chi è il tuo insegnante?
Sinceramente io la ritengo una regola giusta! Non vedo perché noi italiani dobbiamo confondere la nostra lingua con quella di altri popoli, quando questi ultimi sono i primi a escludere la lingua italiana! E’ giusto distinguere ciò che è nostro da ciò che non lo è; così com’è altamente giusto ricorrere ai termini di qualsiasi altra lingua che non sia l’italiano (anche i dialetti, perché no!) se servono per rendere meglio il significato di ciò che si vuol esprimere. E poi probabilmente quel prof di cui parli, Paolo, consiglia l’uso del corsivo per quelle parole se si scrive un libro, un articolo… Se tu nel tuo blog vorrai scrivere internet senza corsivo sarai libero di farlo.
Ogni cosa ha le sue regole…
Giusto Frafalla! Le regole sono necessarie e, naturalmente, si applicano a seconda del contesto. Ciò che mi da ai nervi è lo spirito di conservazione: come si fa a dire che le uniche parole straniere accettate sono bar e sport? Cosa facciamo con garage, leader, ecc?
in disaccordo su tutto! mi spiace, conosco un pò tutti i prof del labis e li trovo più che competenti! basta infangare chi svolge il proprio lavoro!
4w piuttosto che 5… mai sentito parlare di lapsus?
@liby: la tutor era in gamba, ma il docente delle prime lezioni, nonostante fosse ordinario di letteratura italiana da decenni, era proprio un disastro.
Certamente una persona squisita con cui conversare piacevolmente di poesia, ma assolutamente inadatta all’insegnamento in un laboratorio di italiano scritto di questo secolo.
@ali: spero sia stato uno dei tantissimi lapsus, così come spero che il Prof. stesse scherzando quando diceva che la quinta W si può anche tralasciare. Poi ci sarebbe l’H di how di cui non si è proprio parlato. Sarà stato un lapsus? Mai sentito parlare di corsi di aggiornamento non frequentati?